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Anno 2016 (secondo semestre) -  II ciclo Attraversare il deserto
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I cinque incontri del percorso di formazione politica previsti per l’autunno 2016 prendono a pretesto il fenomeno migratorio non solo per capirlo nelle sue dimensioni reali, ma anche per analizzarlo come metafora dell’umanità.
In questo senso non ci sono solamente i richiedenti asilo e i profughi che cercano una nuova terra ed una nuova vita, ma ci sono anche i tanti uomini e le tante donne che nel mondo scelgono di realizzare relazioni di umanità, nonostante le chiusure, i pregiudizi e la violenza.
Accanto all’incontro di apertura, sul significato dell’esodo e dell’esilio per l’umanità, abbiamo programmato i primi due incontri per capire la vera situazione del fenomeno migratorio in Italia e nei nostri territori, da quali cause deriva e quale sarà il probabile futuro.
Nella seconda parte ci siamo dedicati ad evidenziare come il lavoro di cura dei problemi sociali serva non solo per dare risposte concrete e trovare soluzioni, ma anche e soprattutto per connettere o riconnettere umanità ad umanità.
Il programma è rivolto alla comunità civile, agli organismi associativi e politici, soprattutto ai giovani.

Anno 2016 - Attraversare il deserto

Il periodo che stiamo vivendo è contrassegnato allo stesso tempo da profonde sensazioni di incertezza, probabili opportunità e da un’incessante domanda di ritorno alla stabilità, prefigurando però - e qui sta, con buona approssimazione, l’errore - che tale ritorno debba avere le stesse caratteristiche del periodo di piena occupazione ed enorme consumo che ha caratterizzato il pre 2008.
L’impressione, invece, che diviene sempre più fatto concreto, è che il tempo odierno sia una sorta di attraversamento del deserto in cui spesso mancano i punti di riferimento, una meta definita e persino la promessa di un approdo.
Tutto ciò, quindi, obbliga a rivedere le proprie posizioni, a sopportare un sacrificio senza garanzia di terra promessa e ad estrarre nuove risorse, individuali e collettive, per affrontare il cammino.
In questo scenario collochiamo la proposta del primo ciclo della Scuola di Formazione Sociale e Politica per l’anno 2016, articolata in quattro tappe.
La prima relativa ad un livello posto sotto accusa negli ultimi tempi, l’Europa, da più di qualcuno additata di essere intricato complesso burocratico, dopo essere parsa il futuro orizzonte di benessere e migliore convivenza.
La seconda consisterà in un’eccezionale riflessione sugli stili di vita insieme a Carlo Petrini, partendo dalla terra e da ciò che ci nutre.
La terza tappa si sostanzierà in un ragionamento sull’economia globale, con le opportunità e le contraddizioni che offre.
La quarta, infine, sulla nostra realtà locale con un’analisi socio-politica di come si sta trasformando il territorio fuori dalla porta di casa, e della grande difficoltà che si crei una realtà politica al tempo stesso rappresentativa e di valore istituzionale.

Anno 2015 (secondo semestre) -  II ciclo. Oltre la paura
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Tre incontri di approfondimento su temi di stretta attualità che preoccupano l’uomo contemporaneo.
Partecipare il Presente propone un percorso per quanti lavorano nel mondo delle associazioni, del sindacato, per amministratori e per tutti coloro che intendono fare la fatica di comprendere i fenomeni che stanno segnando il nostro tempo.
Oltre i timidi segnali di ripresa economica, la situazione del nostro Paese e di buona parte dei paesi europei, registra problemi sempre più preoccupanti, dati dai fondamentali dell’economia. Il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione, la difficile sostenibilità di politiche di welfare.
Soprattutto queste ultime, che sono state oggetto di grandi conquiste di civiltà e che sono considerate a tutti gli effetti diritti degli individui, mettono gli stati di fronte al dilemma che pochi individui debbono pagare per molti.
È il dramma della crescente disuguaglianza. Possibili correzioni possono essere offerte dalle “provvidenziali” migrazioni, sia di giovani dei nostri paesi verso altri paesi, sia di stranieri che approdano all’Europa, che però richiedono politiche responsabili e solidali diverse dalla pura propaganda.
Altre correzioni possono essere offerte anche da sistemi innovativi che da tempo hanno creato politiche di welfare, grazie soprattutto alla contrattazione. Se accolte e guidate da riforme pubbliche opportune, in primo luogo con sistemi effettivi di riconoscimento giuridico e di premialità, queste politiche contrattuali potrebbero essere una soluzione non solo per chi possiede un reddito ma anche per chi al momento è ai margini del sistema.

Anno 2015 - Fare società. Cittadinanza e territorio
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Educare alla partecipazione politica vuole dire educare alla cittadinanza.
Questo era il fine, dieci anni fa, della scuola di socio politica “Partecipare il Presente”.
Mentre i cittadini e l’apparato della politica in ogni sua manifestazione (partiti, movimenti, rappresentanze) erano sempre più distanti, uno dei lavori da fare era tentare di ridurre al minimo questa distanza.

Ma anche coltivare quegli esempi di buona politica che comunque esistevano ed esistono, che non sono il patrimonio di un partito rispetto ad un altro ma sono l’impegno di singole persone che danno testimonianza di buona politica, correttezza legalità ed impegno. Oltre i manifesti elettorali.

Esistono in ogni categoria coloro che intendono il loro partecipare alla vita comune, al lavoro e alla costruzione della res pubblica ancora un esercizio di virtù ed un dovere di responsabilità verso se stessi e gli altri.

In questi dieci anni di incontri abbiamo tenuto presente questo obbiettivo: dare evidenza che la politica non è l’arte della convenienza ma l’esercizio della responsabilità verso se stessi e gli altri.

Che il problema di un rinnovamento della politica non trova soluzione soltanto nel riformare le Istituzioni. Anzi il problema più profondo è antropologico; la necessità quindi sta nel ritornare a discutere e a lavorare sulle persone, sui cittadini comuni.

I prossimi incontri quindi avranno questo filo conduttore: l’esame del territorio ciò che c’è ancora dopo un periodo di crisi di senso e di valori prima ancora che economica e finanziaria, l’esame della qualità della “cittadinanza”, una verifica infine sulla legalità e sul nostro senso di appartenenza e di rispetto verso gli altri e le istituzioni.

In sostanza un’unica domanda: le classi che possono governare questo territorio nei vari ambiti in cui sono collocate appartengono davvero ad una società adulta, in grado di rispondere? O si limitano a sorridere dai manifesti?

 

Anno 2013 - 2014 L’economia civile

I percorsi di educazione alla partecipazione ed alla politica Partecipare il presente sono giunti ormai all'ottavo anno di attività.
Sono serviti a formare una nuova classe dirigente presso le associazioni che ne fanno parte? Hanno determinato un modo di pensare nuovo in chi vi partecipa? Non possiamo affermarlo con certezza. Sicuramente hanno creato un momento di partecipazione, di discussione intorno ai temi dell’economia e della politica cercando di individuare i legami necessari tra etica e sfera economica, con l’intento di tenere viva la passione tra i cittadini per costruire una città utile all’uomo.
Questo, alla fine, il  tema che con trame diverse ogni anno la Scuola cerca di sviluppare. Imparare a leggere il nostro essere partecipi di un presente che ci appartiene e che non possiamo delegare a nessuno. Mantenere vivo questo amore per la “dimensione politica” è lo scopo ed il senso dell’impegno del cartello delle associazioni che propongono i percorsi della Scuola.
In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, questo compito diventa un imperativo per chiunque voglia il bene della società.
Ricordando un monito severo di David Maria Turoldo

Guerra è appena il male in superficie,
il grande Male è prima,
il grande Male
è Amore-del-nulla

L’economia civile è quella di imprese e imprenditori che stanno dentro la città, o meglio la comunità.

E chi meglio delle nostre piccole e medie imprese sta dentro la comunità? O chi, come le grandi imprese del manifatturiero degli anni ‘50 e ’60, ha concorso alla creazione di molte parti della comunità civile dando sviluppo, ricchezza ma anche opere sociali?

Con il tempo, però, mentre la nostra società è diventata sempre più un insieme di individui anziché una comunità, questo tratto peculiare del fare impresa è andato perdendosi, soprattutto nella consapevolezza degli individui.

L’impresa e l’essere imprenditori, pertanto, sono stati sempre più divisi dalla comunità e hanno assunto connotazioni a sé stanti.

Molte imprese, invece, soprattutto quelle più piccole continuano a svolgere ancora, anche se magari inconsapevolmente, la loro parte in quella che chiamiamo economia civile.

Ricorda l’economista Luigino Bruni:

«La tradizione classica di economia sociale – o civile – legge l’economia come un ambito retto dalle stesse leggi che regolano l’intera vita sociale, e non, come invece fa la tradizione liberal-capitalistica, come un luogo separato e con proprie leggi e diverse (business is busi­ness, gli affari sono affari). Per l’economia sociale-civile italiana l’impresa e il mercato non sono luoghi separati dal resto della civitas: l’economia è civile perché l’economia è vita civile. Le cooperative, ma anche le piccole e medie imprese dei distretti industriali, le casse rurali, le aziende a conduzione familiare e l’impresa sociale sono la nostra economia sociale di mercato, dove l’economia e la vita sociale sono intrecciati profondamente tra di loro».

É questo che vorremmo leggere insieme negli incontri 2013 dedicati alla formazione sociale e politica.

E in questo vorremmo provare a recuperare da cittadini, da lavoratori dipendenti e da imprenditori una modalità di economia che è propria del nostro territorio ma che non è, forse, ancora nella consapevolezza dei suoi protagonisti diretti.

Alla fine, un percorso che vuole essere di speranza e di possibilità nuove.

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