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Anno 2017 - Il lavoro che serve e che c’è

Questo tempo di lunga crisi ha occupato molti, soprattutto gli organi di rappresentanza e la politica, a ragionare sulle regole, molto meno a verificare come e dove si stia generando lavoro.
Di fatto, accanto a settori in cui il lavoro dell’uomo va completamente ripensato, vi sono altre possibilità che aprirebbero a nuova occupazione, ma non trovano un corretto riconoscimento, a partire da quello economico.
Lo studio, la ricerca, l’innovazione, la cura del disagio, spesso non hanno considerazione come lavoro ma come semplice occupazione del tempo. Ma non sono l’educazione e la formazione la base prima per la convivenza, il progresso, per lo sviluppo di nuova attività? Non è la cura, soprattutto in questo momento storico, che impedisce al disagio, in qualsiasi forma si presenti, di bloccare la normale convivenza delle società, cura che favorisce, piuttosto, percorsi di crescita umana e professionale, quindi anche di sviluppo economico? Non sono la ricerca e l’innovazione i motori dello sviluppo?
Eppure è difficile che questo insieme di “attività laboriose” siano colte come lavoro.
L’economia reale - e soprattutto la finanza - hanno, in questo momento storico, poca o nessuna attenzione a tutto ciò. Né la politica, nonostante gli sforzi che pur ci sono, riesce a rimettere il lavoro dentro l’idea di bene comune e di futuro.
Un’economia civile non può che recuperare il senso dell’umano nel lavoro prima di qualsiasi altra considerazione. In questo modo avremo un lavoro che “serve” e, probabilmente, più lavoro.

Il programma 2017 (pdf)
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Anno 2017 - Il lavoro che serve e che c`è grazie


29 nov 2017
Possibilità e prospettive del lavoro generativo
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